Quanto sono sicure le tue immersioni?

Che cosa significa “sicura” per te? Il dizionario la definisce come “protetta da, o non esposta a pericoli o rischi; improbabile che venga danneggiata o persa” nell’ambito delle immersioni, noi spesso pensiamo ad un rischio fisico. Il che può includere problemi decompressivi, ferite causate da organismi animali, essere separati dalla barca o dal gruppo, rimanere impigliati, perdersi in un sistema di grotte od esaurire i gas. Sono tutti esiti profondamente negativi e dei quali dovremmo preoccuparci. Alcuni di questi sono apparsi nell’articolo scientifico pubblicato dal DAN nel 2008 (“Common causes of open-circuit recreational diving fatalities”), nel quale vengono esaminati gli inneschi, gli eventi ed infortuni invalidanti e le cause di decesso durante le immersioni. Quindi dovrebbero assolutamente essere presi in considerazione per lo sviluppo dei nostri piani di gestione del rischio e delle immersioni.

E le altre forme di sicurezza? Una di queste è quella che Google, attraverso il progetto “Aristotle”, identifica come LA caratteristica fondamentale delle squadre che lavorano ad elevati livelli di prestazione e senza la quale il resto è sostanzialmente inutile. Una forma su cui il Professor Amy Edmondson ha scritto numerosi testi ed articoli sull’Harvard Business Review, sottolineando che è proprio questa che permette alle squadre, composte da persone che non si conoscono, di operare efficacemente insieme. Una forma che, quando risulta mancante, ha portato al fallimento di organizzazioni ed imprese quali la Kodak, Blockbuster e Radio Shack. Nondimeno risulta importante anche per la subacquea ricreativa, tecnica, scientifica e militare perché coinvolge le interazioni degli individui in un contesto sociale. Da notare che tutto ciò non riguarda esclusivamente il concetto di squadra ma, anzi, è particolarmente rilevante per istruttori e studenti, candidati istruttore e trainer, ed anche fra colleghi istruttori all’interno di una stessa organizzazione.

Stiamo parlando di quella che viene definita come una ‘sicurezza psicologica’ e che raramente viene affrontata durante l’addestramento subacqueo. Non è la stessa cosa della fiducia o della “Just Culture” [serie di pratiche ed atteggiamenti riguardanti la sicurezza in ambienti ad alto rischio – per saperne di più fare riferimento alla fine dell’articolo]. Eppure la sua presenza, o meno, può fare letteralmente la differenza fra la vita e la morte.

La ‘sicurezza psicologica’ di una squadra viene definita come una fiducia condivisa nel fatto che si possano prendere dei rischi interpersonali in un ambiente sicuro – in sostanza, mi faranno sentire stupido, in imbarazzo, criticato o isolato per aver fatto una domanda od un’affermazione? Nella maggior parte dei casi, questa fiducia viene sottointesa, ovvero viene data per scontata e non vi si pone alcuna attenzione, né da parte dei singoli individui né dalla squadra in sé. È importante ricordare che discutere, anche in maniera esplicita, le prassi interpersonali o la cultura, portando il gruppo a focalizzarci l’attenzione, non altererà l’essenza della sicurezza psicologica della squadra. Quando la sicurezza psicologica è elevata, la gente si prende più responsabilità ed agisce con un impegno più discrezionale nei confronti di quanto si sta facendo (quanto sforzo la gente DEVE applicare rispetto a quello che ANDRANNO ad applicare).

Nel suo recente lavoro, “Four stages of Psychological Safety” (I quattro stadi della sicurezza psicologica), il Dr. Timothy Clark specifica che la sicurezza psicologica è una condizione in cui ci si sente (1) inclusi, (2) in cui si può imparare in sicurezza, (3) in cui è sicuro contribuire, e (4) in cui è sicuro affrontare dei rischi. Il libro illustra come ci si muove attraverso questi quattro stadi. Un riassunto di quest’ultimi e la loro importanza nell’ambito subacqueo è indicata qui sotto.

  • Stadio 1: fase iniziale di accettazione all’interno del gruppo o della squadra. Dobbiamo essere accettati prima di poter essere ascoltati. Da notare che, in molti casi, essere ignorati è peggio che venir rifiutati e quando non riusciamo ad ottenere l’accettazione o il rifiuto dagli altri, si ricerca l’attenzione attraverso altri modi, a volte distruttivi. L’importanza per l’ambito subacqueo è data dal fatto che l’ambiente è quasi tribale e se tu indossi il ‘logo sbagliato’ (agenzia, attrezzatura, stile...) allora farai più fatica ad essere accettato, a meno che qualcuno non ti fornisca una sicurezza psicologica. Gli istruttori devono essere consci di questo quando hanno a che fare con studenti che provengono da diverse ‘tribù’ ed evitare commenti che possano essere denigratori o di esclusione verso gli altri gruppi. 
  • Stadio 2: è quello in cui vi è la possibilità di imparare in sicurezza e dove ci sentiamo tranquilli nel fare domande su ciò che non sappiamo, a sperimentare (socialmente e tecnicamente) ed anche a fare errori. Senza questo tipo di sicurezza, l’individuo rimarrebbe passivo. Quando correggiamo o critichiamo qualcuno in maniera brusca durante il loro percorso di apprendimento (ed i conseguenti errori), questa sicurezza viene distrutta. Se invece si riesce ad aumentarla, possiamo creare confidenza, resilienza ed indipendenza. Sviluppandola si riesce a rimediare alla mancanza di confidenza di un individuo con quella della squadra. Nell’ambito delle immersioni, una delle sfide è data dal fatto che tanti istruttori si dimenticano cosa voglia dire essere agli inizi e non sapere le cose o affrettarsi nell’addestramento per rincorrere una data di scadenza. Al contrario, lasciare che lo studente progredisca e sbagli in maniera sicura, gli permetterà di effettuare degli sforzi più discrezionali ed ottenere di più.

 

  • Stadio 3: è la sicurezza che contribuisce a costruire ed arriva dopo che l’individuo ha dimostrato la propria competenza alla squadra o all’organizzazione – che può avvenire attraverso una dimostrazione fisica, qualifiche o credenziali. All’individuo a quel punto viene concesso di contribuire senza che gli venga espressamente richiesto. Tuttavia, nonostante le credenziali, all’individuo potrebbe non essere concesso di contribuire per via delle insicurezze del leader, personali o per deviazione professionale, per regole della squadra o per mancanza di empatia. In un contesto subacqueo, potrebbe essere una situazione in cui gli studenti di un corso non riescono a contribuire ad una discussione relativa al modo potenzialmente migliore di fare qualcosa, o quando un istruttore contribuisce al materiale didattico dell’agenzia e gli sforzi vengono annullati da un singolo individuo. Tutto ciò fa sì che l’apprendimento, o la squadra, vengano rallentati o respinti indietro. 
  • Stadio 4: è quello in cui si possono affrontare delle sfide in sicurezza – in cui è possibile sfidare lo status quo senza una punizione, una rappresaglia o il rischio di danneggiare la reputazione o credibilità personale di qualcuno. Tutto ciò fornisce all’individuo la confidenza per parlare quando qualcosa deve essere detto. Ci sono numerosi, e tragici, esempi di situazioni simili in ambito subacqueo, ma una nella quale sono intimamente coinvolto e quella che riguarda la morte di Brian Bugge nel Maggio del 2018. Nel caso specifico una persona presente sulla barca, uno degli studenti del corso, ha cominciato ad avere delle riserve sulla situazione subito prima che Brian saltasse fuori dalla barca con il bombolino dell’ossigeno del suo rebreather chiuso (fattore che, sul momento, non era noto a Brian, né al suo compagno di corso). La persona ha pensato che avrebbero dovuto abortire l’immersione e che stavano facendo qualcosa nel modo sbagliato. Tuttavia, questo genere di sicurezza psicologica non era presente in quel momento e l’immersione proseguì con la morte di Brian in acqua poco dopo per ipossia. 

Per me, il livello più importante di sicurezza psicologica nell’ambito subacqueo è l’ultimo, lo stadio 4, perché si tratta spesso dell’ultima opportunità per esternare una preoccupazione prima che qualcosa di brutto accada. C’è una frase che spesso viene citata “Chiunque può abortire un’immersione in qualunque momento, per qualunque ragione, non si fanno domande.” Ma nella realtà, questo non è sempre il caso. Gli stadi 1, 2 e 3 potrebbero essere presenti, ma senza lo stadio 4, è difficile che l’immersione venga abortita, anche quando si realizza che alcune cose non stanno andando per il verso giusto. Quando si trova agli inizi, un subacqueo difficilmente si troverà nello stadio 3 e ancora meno nel 4! Prima di tutto, loro non sanno ciò che non sanno quindi come possono contribuire?

 

Personalmente è per questo che ritengo che l’efficacia di una squadra sia molto importante in ambito subacqueo. Non perchè i risultati tecnici che possono essere ottenuti a livello di squadra eccedano quelli del subacqueo singolo o del “sistema di coppia nello stesso mare/oceano”, ma perché quando fai parte di una squadra che lavora ad elevate prestazioni, il livello di sicurezza psicologica è molto alto e per questo puoi mettere in dubbio qualcosa, o qualcuno, quando lo ritieni necessario. Inoltre dimostra perché una posizione di comando efficace sia necessaria nell’addestramento subacqueo!

Il bisogno di un lavoro di squadra deve essere sviluppato dagli istruttori sia durante i corsi ricreativi sia durante la formazione istruttori perché in troppi poi vanno “alla deriva”, fanno errori e sta a noi creare un ambiente in cui gli allievi o i colleghi possano fermare o rallentare questa deriva. Lo fanno portando delle osservazioni in maniera non-critica, separando l’osservazione dell’evento, o dell’azione, dalla persona in sé.  Se l’unico feedback che ricevi dall’organizzazione è che il controllo di qualità ha riportato che qualcosa di importante sta venendo fatto nel modo sbagliato, allora l’organizzazione non è proattiva nella gestione dei rischi.

La “sicurezza di sfidare” non riguarda solamente la gestione dei rischi ma si applica anche all’innovazione ed allo sviluppo. Se vogliamo che nuove idee circa le tecniche di insegnamento, i concetti di sicurezza, lo sviluppo dell’attrezzatura o delle pratiche di lavoro escano allo scoperto, dobbiamo supportare questo genere di situazione. “Quando non c’è tolleranza per la schiettezza, non può esserci un dissenso costruttivo. Quando non c’è un dissenso costruttivo, non c’è innovazione” - Dr. Timothy Clarke.

Da notare che, di solito, si ha una sola possibilità di supportare questo genere di sicurezza. Se qualcuno sfida lo status quo e viene criticato negativamente e messo in disparte, difficilmente qualcuno parlerà di nuovo, il che può significare sia che il livello di sicurezza è compromesso, sia che l’innovazione viene ridotta. A meno non abbiano nulla da perdere ed una grande passione per portare avanti quel cambiamento! Comunque, a un certo punto, rinunceranno e se ne andranno...

 

Quindi, come puoi fare per cominciare a creare un ambiente in cui poter “sfidare in sicurezza” all’interno della tua squadra, con i tuoi allievi o con i tuoi colleghi? Dai e chiedi dei feedback. Puoi usare tre semplici interrogativi:

  • Una cosa che faccio bene e perché?
  • Una cosa che dovrei fare di più e perché?
  • Una cosa che dovrei fare meno e perché?

Usa comportamenti che siano visibili e commenta l’impatto che hanno su di te. Sii specifico, non generico. La guida scaricabile a questo link ti dirà di più:  https://www.thehumandiver.com/debrief

Se vuoi imparare di più sull’argomento, dai un’occhiata ai seguenti link: 

Note: 

  • La fiducia è una relazione 1:1, per esempio, tu ti fidi di me per fare qualcosa che mi hai chiesto, e io mi fido del fatto che mi darai qualcosa che posso fare, o mi fido di te per tenere un segreto.
  • La sicurezza psicologica è una relazione 1:tanti e tanti:1.
  • La “Just Culture” è il riconoscere che siamo fallibili, indipendentemente dall’esperienza e dalla conoscenza, e che il contesto deve essere preso in considerazione quando si giudicano degli errori o delle violazioni che sono state fatte, ma allo stesso tempo, coloro che commettono sabotaggi, che sono volutamente negligenti o violano le regole per un guadagno personale, devono essere puniti di conseguenza.

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This blog was translated in Italian by Beatrice Rivoira, thank you. 

Beatrice is an active open circuit and CCR technical instructor. She holds a Masters Degree in Marine Biology and Oceanography and co-authored the book Biodiving: Environments and Organisms in the Mediterranean. She travels the world diving and teaching in different environments. Beatrice can be contacted at https://www.facebook.com/zeroemissionsub/

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